Nel 1963, a Monticelli in Toscana, Giorgio Berti,
ex mercenario leale alla Resistenza, passa le
giornate a rimontare i pezzi dell’affresco di
Santa Lucia, strappato dai tedeschi nel ’44 e
ritrovato in una cantina abbandonata. Non lo fa
per denaro — lo fa perché la chiesa è l’unica
cosa che non ha tradito. Ogni mattina spolvera
la polvere di calcare sulle mani, come se stesse
pulendo il ricordo di suo fratello, fucilato per
aver nascosto un partigiano sotto il pavimento.
Il testamento di sua madre, letto in municipio
da un notaio con la cravatta troppo stretta, lo
obbliga a vendere la casa entro trenta giorni:
il terreno è stato acquisito dallo Stato per
costruire un autostrada che taglierà il paese in
due. Nessuno sa che l’affresco è ancora lì,
nascosto dietro l’intonaco, e che sotto la
Madonna c’è scritto in caratteri latini: “Chi mi
nasconde, salva l’anima d’Italia”. È l’ultima
testimonianza dei partigiani che, nel ’45,
dipinsero la loro lista di morti tra le pieghe
del colore, per non essere dimenticati quando il
fascismo sarebbe diventato storia.
La legge non ammette eccezioni. Ma c’è una
regola non scritta: chi restaura un affresco
sacro, non lo tocca mai con le mani sporche di
denaro. Giorgio lo sa. E sa anche che se vende,
la casa va a un imprenditore di Milano che ha
già comprato tre chiese per trasformarle in
ristoranti tematici. Il paese ha già perso la
scuola, la farmacia, la latteria. Non può
perdere anche la memoria.
Quella notte, con un coltello da cucina e un
secchio di calce, rimuove l’intonaco intorno
alla Madonna. Non lo vende. Non lo dona. Lo
copre con un nuovo strato, uguale all’originale,
e lo sigilla con un vetro che non si può
staccare senza distruggere il muro. Poi scrive
una lettera al sindaco: “Ho venduto. L’affresco
è andato con la casa. Non c’è più niente da
vedere.” La firma è autentica. La verità no.
Il giorno della consegna, il notaio sorride. Il
compratore gli dà un pacco di banconote nuove,
odoranti di fabbrica. Giorgio non le conta. Le
mette in un cassetto, accanto alla medaglia di
suo fratello. La casa è vuota. Ma l’affresco
respira ancora, sotto il nuovo intonaco, come un
cuore sotto una coperta.
La nostalgia non è un sentimento. È ciò che
resta quando il mondo ti chiede di dimenticare.
E lui, mercenario leale, ha scelto di non
tradire neanche una pennellata.


