La città si sveglia con il corpo di una donna

trovata nel fiume, senza identità. I giornali la

chiamano "la ragazza del silenzio". La

polizia

non trova tracce, ma i quartieri popolari

mormorano di un antico rito.

Un'anziana donna, ex partigiana, si presenta

alla redazione dove lavora l'indagatrice. Le

consegna un libro di poesie scritto da sua madre,

morta durante il fascismo. Il libro è vuoto, a

parte un'unica frase: "Risvegliati quando la

luna torna a brillare".

La giornalista inizia a cercare corpi simili,

scoprendo che tutti hanno un legame con la

Resistenza. Un uomo in carcere per omicidio

confessa di aver partecipato a un rituale

segreto, ma non sa perché. La polizia lo

rilascia per mancanza di prove, ma lui scompare.

Un'antica chiesa viene trovata distrutta. Dentro,

un altare con un'immagine di una donna con gli

occhi chiusi. La giornalista vi torna di notte e

sente una voce. Non parla, ma le mostra immagini

di un'epoca lontana: donne che si toccavano la

fronte, recitando preghiere mai registrate.

La polizia blocca la sua indagine, accusandola

di disturbare l'ordine pubblico. Lei continua in

segreto, finché non trova un documento nascosto

sotto un pavimento: un registro di nomi, tutti

morti in circostanze strane. L'ultimo nome è il

suo.

Un uomo la segue, vestito come un prete. Le dice

di smetterla, ma lei lo ignora. Lui la colpisce,

ma lei riesce a fuggire. La notte dopo, trova

un'altra poesia nel suo appartamento: "

Non sei

tu che cerchi la verità, ma la verità che ti

cerca".

Il rituale si ripete in piazza, davanti a un

monumento ai caduti. La giornalista si unisce,

toccando la pietra. Ricorda tutto: il suo ruolo

nella Resistenza, la sua morte, il rituale che

l'ha ricondotto al mondo. Si sveglia in ospedale,

circondata da medici e agenti. Il caso è chiuso,

ma lei sa che non è finita.