Nel 1938, a Firenze, l’artista Vittorio Bellandi
riceve una lettera anonima che lo invita a
visitare un vecchio palazzo in via dei Servi. Lì,
nel seminterrato, trova un ritratto raffigurante
una donna in abito nero, occhi spenti, le mani
incrociate sul petto — una figura che non
ricorda di aver mai dipinto. Il quadro è firmato
con un nome che non esiste più: “Aurelia Conti”.
La città è sotto il peso del regime fascista, e
i segreti del passato sono pericolosi. Vittorio,
tormentato da visioni notturne che lo portano a
ripensare al padre, morto in circostanze
misteriose, decide di indagare. Scopre che
Aurelia era una nobildonna scomparsa durante la
Prima Guerra Mondiale, accusata di
collaborazionismo. La sua famiglia, i Conti,
aveva cercato di farla sparire.
Nel corso delle sue ricerche, Vittorio incontra
Elena Marchetti, una storica d’arte che lo aiuta
a decifrare gli archivi segreti dell’Accademia.
Tra loro nasce un legame fragile, ma il passato
minaccia di spezzarlo. Un giorno, mentre esamina
i documenti, Vittorio trova un foglio strappato
che menziona un accordo tra i Conti e una loggia
segreta. La stessa loggia che aveva protetto il
padre.
La pressione cresce quando un uomo in abito nero
lo segue fino a casa. Vittorio capisce che
qualcuno sa chi lui è, e che il ritratto non è
solo un’opera d’arte: è un testimone. La scelta
impossibile arriva quando Elena lo convince a
consegnare il ritratto alle autorità, ma lui sa
che così il segreto verrà sepolto per sempre.
Invece, brucia il documento e si rifugia in
Sicilia, dove il padre aveva trascorso gli
ultimi anni.
Il mistero non è risolto, ma Vittorio ha scelto
di vivere con il peso del passato, non di
cancellarlo. Il ritratto è perduto, ma il suo
segreto ora appartiene solo a lui. L’intensità
del viaggio lo ha cambiato, anche se non ha
trovato pace.


