Nel cuore di Milano, in un’epoca di
trasformazione economica e sociale, Elena
Moretti è una imprenditrice spietata, padrona di
un impero immobiliare. Ma il suo mondo si
ribalta quando riceve una lettera anonima con la
sua foto, firmata da un uomo morto da anni:
Giuseppe Verdi, ex marito di sua madre. La
lettera afferma che lei non è figlia di Moretti,
ma di un altro uomo, e che il vero nome della
sua famiglia è stato cancellato per protezione.
Un incontro casuale con un archivista
dell’ufficio anagrafe rivela che l’identità di
Elena fu scambiata con quella di una bambina
scomparsa, Ada Bellini, figlia di un antico
pittore locale. L’errore fu commesso durante la
guerra, quando un documento fu perso e ripiegato.
Il vecchio errore ha creato una catena di
mentite identità, affetti falsi e legami
nascosti.
Elena decide di tornare a Castellamonte, paese
natale di Ada, per scoprire la verità. Qui
incontra Matteo Bellini, figlio del pittore,
ormai diventato un restauratore d’arte. Tra loro
nasce un legame, ma è complicato da un passato
oscuro: Matteo aveva cercato di aiutare Ada, ma
era stato accusato di omicidio per la sua
scomparsa.
Il ritorno di Elena mette in moto una serie di
eventi. I documenti originali vengono trovati in
una stanza segreta della villa Bellini,
rivelando che Ada era stata rapita da un gruppo
di fascisti che temevano le sue conoscenze
artistiche. La sua famiglia fu costretta a far
sparire la sua traccia. Ora, con l’aiuto di
Matteo, Elena cerca di ricostruire la verità,
anche se ciò potrebbe distruggere l’immagine
perfetta che ha costruito.
Nella notte di San Lorenzo, Elena e Matteo
visitano la tomba di Ada, dove un foglio
nascosto nella lapide rivela che la ragazza
aveva lasciato un ultima opera, un dipinto che
racchiude il segreto della sua identità. Il
ritrovamento segna la fine del falso destino di
Elena, ma anche l’inizio di una rinascita: essa
decide di abbandonare l’impero Moretti, e di
vivere una vita autentica, accanto a Matteo, in
un mondo diverso.
La città non cambia, ma dentro di lei, qualcosa
è finito. E quel che è finito, è malinconico.


