La nebbia del 1943 si appoggia ai muri di un
ospedale in disuso, dove il dottor Vittorio
Mancini cura i feriti della Resistenza. Un
pomeriggio, trova un libro nascosto tra le
ceneri di un'esplosione: Rituale di risveglio,
scritto in una lingua sconosciuta. La pagina
centrale mostra un cerchio tracciato con sangue,
circondato da simboli che riconosce come antichi
segni etruschi.
La notte seguente, mentre osserva un paziente
moribondo, Vittorio traccia il cerchio sul
pavimento. Il corpo del soldato si muove,
nonostante sia privo di vita. L'evento è
impossibile, ma l'incantesimo ha funzionato. La
regola è chiara: ogni risveglio richiede un
sacrificio. Il medico non sa cosa, ma sa che non
può tornare indietro.
I giorni successivi, Vittorio ripete il rito con
altri morti, salvando vite. Ma ogni volta,
qualcuno vicino a lui muore. Una suora, un
bambino, un amico. Il prezzo aumenta. Lui
continua, convinto che il destino lo abbia
scelto per un compito più grande. Intanto, il
fascismo si stringe intorno a lui, e i
partigiani lo cercano per ucciderlo, credendo
che abbia tradito la causa.
Nella notte del 25 aprile, Vittorio si presenta
al campo partigiano con un corpo senza vita.
Chiede di essere ucciso, ma il capo gli rivela
che il rituale non è mai stato un potere: è
un'arma. Chi lo usa, perde ciò che ama. Vittorio
non ha tempo per riflettere. Si inginocchia,
traccia il cerchio, e invoca il risveglio. Non
per sé, ma per l'intera Italia. Il sole spunta,
e la nebbia si scioglie. I morti si alzano, ma
non in modo umano. Sono anime libere, che vanno
via nel vento. Vittorio rimane solo, con il peso
di aver cambiato il mondo.


