La nave si ferma al molo di Genova. Il principe
esiliato scende con una valigia di pelle e un
documento sigillato. L'aria è pesante di sale e
ricordi. La guerra è finita, ma il Paese non è
più lo stesso.
Le strade di Firenze sono vuote, i negozi chiusi,
le case vuote. Lui sa perché: il patto oscuro è
stato rinnovato, e chiunque lo violasse veniva
cancellato. I suoi genitori, reietti durante il
regime fascista, hanno lasciato l'isola per
proteggere lui. Ora è tornato.
Nel quartiere delle torri, un vecchio contabile
gli dà un foglio: un elenco di nomi, tra cui il
suo. La regina madre è viva, nascosta da anni.
Ma il patto richiede un sacrificio: uno dei
figli deve morire per salvare gli altri. Lui è
l'ultimo erede.
Il piano è semplice: farsi trovare in un posto
pubblico, attirare l'attenzione, essere ucciso.
Ma il patto ha una fessura. Se il sangue del
principe viene versato in un luogo sacro, il
patto si scioglie. Lui sceglie la chiesa di San
Miniato, dove il vino era sempre offerto ai
poveri.
Alla messa, il prete lo guarda. Non parla, ma lo
invita a prendere il calice. Lui lo beve.
L'incantesimo si rompe. Le ombre si allontanano.
La regina madre appare, invecchiata, ma viva.
Lui le dice che non c'è più bisogno di
tradimenti.
La città si sveglia. Le porte si aprono. Gli ex
nemici si guardano, incerti. Il patto oscuro è
finito, ma il costo è stato pagato. Nessuno sa
come, ma tutti sentono il vento cambiare.
Lui resta nella chiesa, accanto al calice vuoto.
Non c'è più bisogno di scelte impossibili. Solo
silenzio, e il peso di ciò che è stato.


