La notizia arriva con un telegramma: Vittoria

Bellandi, nobile caduta in disgrazia durante il

fascismo, ha lasciato un testamento che non

riconosce nessun erede legittimo. L'avvocato

Aldo Mancini, spinto da un debito, accetta

l'eredità. Il documento è scritto in un codice

antico, custodito in un astuccio d'argento nel

palazzo di famiglia a Firenze.

Aldo trova un plico di lettere segrete tra le

carte, scritte da Vittoria a un uomo sconosciuto.

Le lettere parlano di un figlio illegittimo,

nascosto durante la guerra, e di un tesoro

nascosto in un convento abbandonato. La gelosia

ossessiva di Vittoria si rivela come una

trappola: chiunque cerchi l'eredità finisce in

carcere o scompare.

Nel quartiere San Frediano, un ex partigiano

conoscente di Vittoria gli offre informazioni in

cambio di una somma. Aldo rifiuta, ma l'uomo lo

segue. La sera dopo, viene trovato morto in un

canale, con un foglio del testamento in mano.

Aldo capisce che i regolamenti del regime non

sono mai finiti: chi tocca l'eredità è

considerato un traditore.

Dopo una visita al convento, Aldo scopre una

stanza segreta con un libro di conti e un

ritratto di Vittoria con un bambino. Il figlio

illegittimo era stato adottato da un prete, che

aveva custodito il tesoro per anni. La gelosia

di Vittoria non era solo per l’amante, ma per il

figlio, che lei temeva sarebbe diventato un

nemico.

Aldo decide di distruggere il testamento, ma il

sindaco di Firenze, un ex fascista, lo minaccia

con l’arresto. L’unica via è consegnare il

tesoro a un ente pubblico, ma la sua reputazione

è già compromessa. La notte prima della consegna,

un incendio distrugge il palazzo. Aldo, ormai

senza casa, si rifugia in un monastero fuori

città.

Il testamento non ha più valore. La gelosia di

Vittoria è morta con lei, ma il suo passato

continua a pesare su chi osa cercare la verità.

Aldo, ormai un uomo diverso, vive in silenzio,

con il ricordo di un'eredità che non può

possedere.