Nel 1943, a Firenze, scienziati del regime
incastonano nel midollo spinale di una bambina
moribonda un cristallo di quarzo nero, capace di
leggere le decisioni umane e prevedere i loro
effetti a catena. Il progetto si chiama “Cenere”
— non per la guerra, ma perché ogni previsione
brucia una vita. La bambina sopravvive, ma non
ricorda. Cresce in un istituto per orfani, tra
libri di fisica e il profumo di torta di mele
che nessuno le ha mai dato.
A vent’anni, Elisa, studentessa ribelle di
fisica teorica all’Università di Bologna, inizia
a sognare incendi che non sono accaduti. Ogni
sogno lascia sul suo avambraccio una cicatrice a
forma di cifra romana. I medici la chiamano
isteria. Lei sa che non è così. Quando il
professore di ottica — ex partigiano che ha
visto i laboratori segreti — le mostra un
frammento di cristallo nero, lei lo tocca. E
sente il futuro scorrere come un fiume di vetro
rotto.
La gelosia ossessiva nasce quando Enzo, il suo
compagno di laboratorio, comincia a studiare i
suoi sogni. Non per aiutarla. Per capire se può
prevedere il suo amore. Scrive algoritmi sulle
sue reazioni, registra i minuti in cui sorride,
calcola le probabilità di un bacio. Lei lo
scopre. Non lo accusa. Lo bacia. Poi gli strappa
il taccuino e lo brucia in cortile, sotto il
sole di maggio. Lui non piange. Ride. Dice che
ora sa esattamente quando lei lo odierà.
Il meccanismo si attiva. La previsione più
potente: Elisa ucciderà Enzo per impedirgli di
usare il cristallo. Ma non è un’azione. È
un’esplosione di silenzio. Nella notte di San
Giovanni, mentre la città celebra i fuochi
d’artificio, lei entra nell’archivio sotterraneo
del dipartimento, dove il cristallo è nascosto
sotto un pavimento di marmo di Carrara. Non lo
distrugge. Si siede. Si taglia la colonna
vertebrale con un bisturi da anatomia. Il
cristallo si stacca. Si scioglie nella sua carne.
Diventa parte di lei.
Non muore. Ma non vive più come prima. Ogni
pensiero di Enzo la fa tremare. Ogni sua
presenza le brucia le ossa. Lui viene a trovarla,
ogni giorno, con un mazzo di gelsomino. Lei non
lo guarda. Non lo odia. Non lo ama. È il
cristallo che ama lui. E il cristallo non sa
perdonare.
La Repubblica nasce nel 1946. Lei resta
nell’ospedale psichiatrico di Bologna, tra le
suore che non sanno cosa sia il quarzo nero.
Ogni notte, qualcuno sente una voce sussurrare
tra i letti: “Amore non è scelta. È il prezzo
pagato per vedere il futuro.”
L’ultima volta che Enzo la vede, lei tiene in
mano un pezzo di marmo scolpito. È la copia di
una statua che non esisteva prima.
Lui sa che ora è lei la profezia.
E che non ha più un futuro da cambiare.


