Il fiume Tevere si è spento. I ponti di Roma
sono crollati, le strade coperte di polvere
grigia. Le persone camminano come ombre, con
occhi vuoti e voci sussurrate. L'aria ha un
odore di metallo bruciato e pietra antica.
Nessuno sa quando è iniziato il silenzio.
Lui è Vittorio, un ex ispettore della questura.
Ora vive in un bunker diroccato, raccogliendo
frammenti di notizie da un'antenna radio. Ha
smesso di credere nei sensi. Ma una sera, trova
un vecchio libro di predizioni, nascosto tra le
macerie di una biblioteca. La pagina aperta
mostra un disegno: un uomo solo, inginocchiato
davanti a un sole che non muove. Sotto, scritto
in inchiostro rosso, c'è un nome: Vittorio.
Le regole sono chiare. Chi legge la profezia
deve obbedire. Chi la nega, muore entro sette
giorni. Vittorio non crede ai segni. Ma due
giorni dopo, la sua gamba destra si blocca. Non
può camminare. Il dolore arriva in ondate, come
onde di calore. Si chiede se sia un sogno, ma il
sangue sul pavimento è reale.
Cerca un'esperta di antichità, una donna che
dice di aver visto la stessa profezia in un
monastero distrutto. Lei gli dà un amuleto di
ottone, con un simbolo inciso: un occhio che
guarda dentro. "Se ti serve, usa questo,
" dice.
"Ma non puoi cambiare il destino."
Vittorio la
guarda, pensando al suo lavoro, alle vite che ha
smarrito. Decide di andare al luogo indicato nel
libro: un tempio sotterraneo sotto il Colosseo.
Quando entra, il suolo si rompe. Un'onda di luce
lo inghiotte. Vede immagini: una guerra,
un'esplosione, un bambino che corre. Poi sente
una voce, non sua, ma che sembra uscire dal suo
petto. "Hai scelto di vivere." Si
risveglia in
un campo aperto, con il sole che brucia il cielo.
L'amuleto è sparito. La sua gamba funziona di
nuovo.
Ritorna a Roma, ma la città è diversa. Gli
edifici sono intatti, i cittadini parlano senza
paura. La profezia era un test. Lui ha scelto di
resistere. Ora, per la prima volta da anni,
sente qualcosa. Un desiderio. Di tornare a
credere.


