Nel 1947, tra le macerie di un’ex villa fascista
a Bologna, la restauratrice Luce Marini estrae
da un quadro falso di Paolo Uccello un foglio
ingiallito con ingredienti scritti in codice:
farina di castagne, olio di oliva di Montefeltro,
e una nota a matita — “Non si mangia prima di
Pasqua, altrimenti muore chi lo prepara”.
La guerra aveva cancellato i forni, ma non le
regole: chi cucinava la “salsa segreta” di Nonna
Luce — un sugo con carne di cavallo macinata e
timo selvatico — veniva accusato di profanazione
sacra. Il regime l’aveva bandita perché
alimentava i partigiani. Ora, la Repubblica non
l’aveva ancora legalizzata.
Luce sapeva che suo padre, morto nel ’44 per
aver nascosto la ricetta in un affresco, non era
un traditore. Era un cuoco.
Ogni sera, con pinzette e colla di coniglio, lei
rimuoveva strati di vernice nera applicata dai
nazisti per coprire l’immagine della Madonna che
reggeva un pentolone. Sotto, la figura
sorridente teneva in mano una cucchiaiata di
salsa. La chiamavano “la Vergine del Pane
Rovinato”.
Il 27 aprile, il sindaco ordinò la distruzione
dell’affresco: “Non si venera il cibo, si
mangia”.
Luce non scappò. Spalmò la salsa segreta su un
pane raffermo, lo posò sotto la Madonna, e
accese una candela.
Il giorno dopo, trecento persone si radunarono
in silenzio davanti alla chiesa. Nessuno parlò.
Ma tutti portavano un cucchiaio.
La salsa non fu legalizzata.
Ma il 1° maggio, per la prima volta dal ’43, i
bambini di Bologna mangiarono carne di cavallo.
E nessuno li arrestò.
Luce smise di restaurare quadri.
Cominciò a dipingere piatti.


