La città di Torino era ridotta a una serie di

rovine illuminate da luci tremolanti, alimentate

da generatori di emergenza e scintille di

energia residua. L’aria puzzava di metallo

bruciato e di legno marcio. La nobiltà era

sparita, trascinata via da guerre nucleari o da

rivolte sociali. Solo i privilegiati avevano

accesso ai sotterranei, mentre i resti della

popolazione vivevano nei quartieri abbandonati,

cercando di sopravvivere con poche risorse.

Era qui che aveva trovato rifugio Isabella Conti,

figlia di una famiglia caduta in disgrazia dopo

la guerra. Il suo nome era legato a un mistero

antico: una maledizione che aveva colpito i

Conti per generazioni, causando morti prematuri

e follia. Isabella aveva fuggito anni prima,

nascondendo la verità dietro una maschera di

freddezza e indifferenza. Ma il mondo esterno

non era più quel che era, e il passato non

poteva essere dimenticato.

Nel sottosuolo, un gruppo di sopravvissuti aveva

creato una comunità basata su regole ferree:

nessuno poteva possedere più di tre oggetti, né

mangiare carne. Chi violava queste regole veniva

esiliato o ucciso. Isabella, però, aveva

un’eredità diversa. Un libro antico, custodito

da sua madre prima della sua morte, parlava di

un tesoro nascosto: un frammento di vetro che

poteva assorbire l’energia residua del mondo

distrutto. Era l’unica fonte di potere rimasta,

ma era anche il cuore della maledizione.

Le sue mani tremavano mentre lo apriva. Il vetro

brillava di un bagliore bluastro, come se

custodisse dentro di sé la memoria del passato.

La comunità ne aveva sentito parlare, e alcuni

volevano prenderlo. Altri, invece, temevano che

il potere fosse troppo grande per essere gestito

da una sola persona.

Isabella non aveva scelta. Con il frammento di

vetro tra le mani, attraversò i corridoi umidi e

bui del sottosuolo, diretta verso un luogo

segreto dove si sarebbe deciso il destino del

mondo. Il sacrificio non era più un concetto

astratto: era una scelta reale, e lei aveva già

pagato il prezzo.

Il mondo non sarebbe tornato com’era prima. Ma

forse, in quel frammento di vetro, c’era una

possibilità di rinascita.