La madre di Isabella firma un contratto di

fidanzamento con il figlio del sindaco di

Bergamo, un uomo freddo e calcolatore. Il

matrimonio è un accordo economico, non un

sentimento. Isabella, figlia di un sarto povero,

sa che rifiutare significherebbe la rovina per

la sua famiglia.

Nel quartiere di San Vittore, un prete dubbioso

visita le case dei poveri. Lui, padre Matteo, ha

smarrito la fede ma non la capacità di ascoltare.

Quando Isabella lo incontra, lui le parla di

libertà, di scelte, di coraggio. I loro incontri

si fanno più frequenti, nascondendosi tra i muri

della chiesa e le strade del mercato.

Un pomeriggio, mentre Isabella ripara un abito

per una cliente, trova un biglietto nel taschino.

È firmato da padre Matteo: "Non ti perdere. Non

permettere a nessuno di decidere per te." Lei lo

legge due volte, poi lo nasconde sotto il letto.

La notizia del matrimonio si diffonde

rapidamente. La madre organizza un ricevimento

in un hotel lussuoso. Isabella indossa un

vestito comprato in fretta, con un corpetto

rigido che le stringe il petto. Il fidanzato la

guarda come se fosse un oggetto, non una persona.

Lui le chiede di sposarlo, ma lei non risponde.

La sera, mentre tutti dormono, Isabella esce di

casa. Cammina lungo il canale, dove il vento

porta odori di pane e caffè. Si ferma davanti al

portone della chiesa. Dentro, padre Matteo la

aspetta. Lui le dice che può aiutarla a fuggire,

ma solo se lei lo vuole veramente.

Isabella lo guarda negli occhi. Pensa alla madre,

alle sue parole, al peso dell'onore. Poi, con un

sospiro, gli prende la mano. Lui la guida fuori,

tra le ombre della città. Non c'è ritorno. Il

mattino dopo, il sindaco riceve una lettera:

Isabella ha lasciato il paese, e con lei anche

il suo piano di ricchezza e potere.