Il 1963, Milano. Un uomo di quarant'anni,

avvocato senza clienti, trova una donna

sconosciuta nella sua stanza d'albergo. Lei non

sa chi sia, né dove sia andata. Lui la chiama

"Elena", ma lei non risponde al nome. I

documenti che porta sono falsi. Lui la nasconde

in un appartamento vuoto, vicino al quartiere

delle industrie.

L'anno successivo, il paese è in fermento. Le

fabbriche bruciano, i giovani protestano, la

polizia arresta chiunque parli male del regime.

L'avvocato scopre che Elena è l'unica

testimone

di un omicidio politico. La sua memoria è stata

cancellata con un farmaco illegale, usato per

silenziare i nemici del potere.

Lui deve decidere: proteggerla o consegnarla

alla polizia. Ma quando cerca di controllare le

sue carte, trova un documento firmato da un

giudice, che lo accusa di aver partecipato a un

complotto. L'avvocato ha un passato che non

ricorda, ma ora lo cercano per ucciderlo.

Nel settembre 1968, un incendio distrugge

l'appartamento. Elena scappa, ma viene catturata.

L'avvocato la salva, usando una falsa identità e

un'arma rubata. La portano in un rifugio in

montagna, dove lui finalmente le rivela la

verità: era una giornalista che aveva scoperto

un traffico di armi tra il governo e i sindacati.

Lui l'aveva salvata perché era stato lui a

causare l'incidente che l'aveva resa amnesia.

Quando tornano in città, la polizia li aspetta.

L'avvocato si getta davanti a un fucile, facendo

in modo che Elena scappi. Lei lo guarda, ma non

lo riconosce. Lui muore con un sorriso, sapendo

che lei sopravviverà. Il suo corpo viene trovato

in un fosso, senza documenti, senza nome.

Nessuno sa chi era. Solo una lettera, scritta in

un italiano appena imparato, dice: "Non

dimenticare mai".