Nel 1968, mentre le università romane esplodono

di manifestazioni e i sacerdoti vendono codici

segreti alle famiglie potenti, Giulia Cenci

rimuove polvere da un affresco nascosto nella

cripta di San Lorenzo in Lucina. Non è un lavoro.

È un rituale. Ogni lunedì, con pennelli da

miniatura e resina di pino d’Aleppo, riporta

alla luce un volto scomparso: quello di un uomo

che non esiste più nei registri.

Lui è Vittorio di Borbone, esiliato dopo il

colpo di Stato del ’46, ora un ombra che dorme

in un appartamento senza luce, con il nome di un

muratore morto nel ’58. Nessuno sa che il suo

sangue ha pagato per un dipinto:

un’Annunciazione rubata al Duomo di Napoli, dove

la Vergine ha gli occhi della sua amata, uccisa

durante la repressione del ’53.

La regola è semplice: chi tocca il velo nero

sotto l’affresco, muore entro tre giorni. Il

Vaticano lo sa. I servizi lo sanno. E Giulia,

figlia di un restauratore impiccato per aver

rivelato un’altra sparizione, lo ha imparato

quando aveva undici anni. Ora, ogni volta che

stende la colla, sente il respiro di Vittorio

dietro di lei. Non parla. Non la guarda. Ma la

sera, quando le luci si spengono, le lascia un

mazzo di alloro e un pezzo di pane nero, come

faceva sua madre prima di scomparire.

Nel giugno del ’69, durante un blackout causato

da un attentato alla centrale di Ostia, Giulia

scopre che il velo nero sotto l’affresco non è

stoffa. È pelle. Umana. E sotto, scritto con

pigmento di ossido di ferro, c’è l’elenco dei

desaparecidos: ventitré nomi. Il suo padre è il

dodicesimo.

Vittorio entra nella stanza. Le porge un

fazzoletto macchiato di sangue. Non è il suo. È

di un ragazzo che ha visto morire a Piazza

Fontana. Lei lo stringe. Lui non parla. Ma le dà

la chiave della cantina sotto Santa Maria in

Trastevere.

Il giorno dopo, la chiesa viene chiusa per

“restauri urgenti”. I lavoratori trovano un

dipinto intatto. L’Annunciazione. Ma la Vergine

ha il volto di Giulia. E ai suoi piedi, una

scritta in latino: Sanguis non mendacium.

Il velo nero non è un segreto. È un patto. E lei,

con le mani di restauratrice e il cuore di una

fuggitiva, lo ha appena firmato.

La rinascita non è un sogno. È un dipinto che

non si può cancellare.