La città di Bologna è ridotta a una distesa di
scheletri di cemento e fiori selvatici cresciuti
tra le rovine del 2043. Dopo il Grande
Scioglimento, il sistema dei documenti è stato
distrutto: solo i registri gestiti da una rete
di volontari, congelati nel sottosuolo della
vecchia stazione, sono considerati validi. Chi
ne ha accesso può cambiare identità, data di
nascita, persino morte.
L’avvocato cinico, Luca Moretti, lavora per il
Tribunale di Ricostruzione. Le sue sentenze sono
rapide, spesso favorevoli alle istanze più forti
— perché nessuno si aspetta giustizia, solo
controllo. Un giorno viene assegnato al caso di
una donna senza nome, arrestata per aver
falsificato un documento di residenza. Lei
sostiene di essere figlia di un architetto
scomparso durante il crollo dell’Università di
Padova.
Le prove sono poche: una foto sbiadita, un
taccuino con disegni di strutture d’acqua mai
realizzate. Ma Luca nota qualcosa nei numeri
segnati sul retro — ripetizioni esatte, come se
fossero cifre di un codice. Scopre che quel
taccuino apparteneva a suo padre, sparito nel
2038. Non lo sapeva.
Nel silenzio delle torri vuote, Luca riesce a
ricostruire il sistema di registrazione
originario. L’archivio non era un registro, ma
un’arma: ogni nuovo cittadino registrato faceva
perdere memoria a uno già esistente. Il sistema
funzionava così: quando un bambino nasceva, un
adulto “spariva” dal sistema, cancellato. Era il
prezzo della rinascita.
La donna non aveva mentito. Aveva solo rifiutato
di partecipare al sacrificio. E suo padre,
l’architetto, era stato uno dei primi a
scoprirlo. Per questo fu eliminato.
Luca va alla sede centrale del Tribunale, chiede
l’accesso ai dati del 2038. I tecnici lo
bloccano: non ci sono file. Solo un messaggio
inciso sulla parete, in calce: “Non si cancella
chi ha visto.”
Aveva detto quella frase lui stesso, vent’anni
prima, durante una seduta di formazione. Ma non
ricordava di averla pronunciata.
Ora capisce. È stato lui a firmare la sua stessa
cancellazione.
Rientra nella stanza, spegne il computer, prende
il taccuino e lo brucia con le mani. Il fuoco
non divampa — il materiale è troppo umido. Resta
solo un odore di cenere e ferro.
Nella notte, la città emette un suono basso,
come un respiro lungo. Una sirena antica, mai
usata prima.
Tre ore dopo, il sistema di comunicazione locale
si riattiva. Invia un’unica trasmittente: “Tutti
i cittadini registrati sono ora soggetti a
verifica individuale. Il passato è aperto.”
Luca non risponde. Siede sul pavimento, con le
mani sporche di cenere, e guarda fuori dalla
finestra.
Dalla strada sotto, una bambina con un cappotto
rosso passa. Porta un fiore di campo tra i
capelli. Non ha documenti. Non ha nome.
Sorride.


