La città di Genova è un cimitero di muri fumanti.
L’acqua salata penetra nei fondamenta dei
palazzi, il cemento si sfalda come ossa vecchie.
Dopo la Caduta — l’anno in cui i generatori
nucleari collassarono in massa e il governo si
dissolse nel silenzio — il mondo non ha più rete
elettrica, solo fuochi di legna e lampade a
petrolio. Il sistema di trasporti è morto. I
mercati funzionano con baratto o credito in
biocarburante.
Ogni mattina, Elena Moretti sale sulla terrazza
della villa dei suoi genitori, ormai mezza
distrutta dal terremoto del ’48. Non guarda il
mare. Guarda le mappe scarabocchiate sul muro:
rotte commerciali abbandonate, pozzi d’acqua
potabile, punti di raccolta di energia solare.
Lei è l’unica rimasta dell’impresa tessile che
un tempo controllava un terzo delle forniture
per l’Europa. Ma ora, senza macchinari, senza
manutenzione, senza permessi, l’eredità è solo
un nome su una lapide.
Il Consiglio di Riconquista – un’assemblea di ex
ingegneri e agricoltori – decide che la
sopravvivenza della zona dipende dalla fusione
tra le ultime due famiglie industriali ancora
attive: i Moretti e i Ferrara. Elena viene
convocata al Centro di Riorganizzazione. Il suo
nome è inserito nell’elenco. Non per negoziare.
Per sposare.
Il promesso sposo è Luca Ferrara, figlio del
capo dei Ferrara, un ex amministratore di
centrale elettrica, scomparso durante la Caduta.
Ora tornato, con un braccio metallico e occhi
che non vedono il sole. Nessuno sa se sia vivo
davvero. Ma lui porta con sé una lista: i nomi
degli ex tecnici, le coordinate dei bunker
energetici, i codici di accesso ai sistemi di
riserva. È un archivio vivente.
La cerimonia avviene sotto una tenda di tela
oleata, in un campo di grano selvatico. Non ci
sono testimoni. Solo una suora con una croce di
ferro e un registratore a batteria. Elena
indossa un vestito bianco, fatto con stoffe di
un antico magazzino. Il suo anello è di rame,
perché oro non si trova più.
Nella notte dopo il matrimonio, mentre dorme
accanto a Luca, lo sente muoversi. Si sveglia.
Lui è in piedi davanti al camino spento, sta
riprogrammando un vecchio modulo di controllo
con un pezzo di filo e un coltello. Sullo
schermo minuscolo si accende una sequenza:
EREDITÀ PERDUTA ACCESSO PARZIALE CONCESSO.
Lei gli chiede cosa significa. Lui non parla. Le
mostra un foglio piegato, nascosto dentro un
libro di poesie. Sulla carta, tre parole: Non è
stato un incidente.
La sera seguente, la corrente torna. Non per
intero. Solo per tre ore. Una lampada si accende
nella cucina. Un frigo fa un rumore. Elena corre
alla stanza dove Luca lavora. Trova i documenti:
le prove che la sua famiglia non aveva perso
l’impero per la Caduta. L’aveva venduto. A chi?
Ai Ferrara. Per garantire l’accesso ai sistemi
di backup. E quando il collasso arrivò, i
Ferrara li abbandonarono.
Ma quel documento ha una firma. Di lei. Finta.
Mai firmata da nessuna parte.
Luca la guarda. La sua voce è un sussurro. “Tu
sei la sola che può riaccendere tutto.”
Elena prende il registratore. Premendo il tasto,
ascolta una registrazione di vent’anni prima: la
voce di suo padre. “Se mai dovessi sapere che ho
tradito te… non è stato per denaro. È stato
perché qualcuno mi minacciava. E tu… tu eri la
prova che non sarebbe successo.”
Nel buio, il primo vero calore da anni si
diffonde nell’aria.
La luce si spegne. Ma qualcosa dentro di lei
resta acceso.


