La città di Roma è ridotta a un cumulo di
macerie. L’ultimo governo ha ceduto al caos; i
razzi hanno cancellato ogni segno di civiltà.
Solo pochi sopravviventi si muovono tra le
rovine, cercando cibo, acqua, e un senso di
appartenenza. La guerra non ha mai finito: ha
solo cambiato forma.
Un gruppo di donne, vestite di stracci ma con
occhi duri, controlla l’accesso alle risorse. La
loro leader, una donna alta e magra con un volto
segnato dal tempo, fa scelte crude. Le donne
sono il canale di sopravvivenza, ma anche di
potere. Nessuno osa disobbedire.
La nobildonna, Isabella, nasconde un documento
nella sua giacca. È l’unica prova che il suo ex
marito, un industriale, aveva nascosto un
deposito di cibo sotto la villa. Ma quando lo
trova, scopre che non è solo cibo: è un’arma. Il
documento dice che il deposito è stato usato per
produrre veleno. La sua famiglia era coinvolta
nel piano che ha distrutto il Paese.
Isabella deve decidere: rivelare la verità e
mettere in pericolo chiunque la sostenga, o
tenere il segreto e vivere con il peso del
passato. Ma le donne del canale non permettono
scelte facili. Una notte, la chiamano in una
stanza buia. Le mostrano un corpo: un uomo che
ha cercato di rubare cibo. Loro lo hanno ucciso.
E ora, Isabella deve scegliere se unirsi a loro
o morire come lui.
Le regole sono semplici: chi non obbedisce,
muore. Ma Isabella sa che la verità non è solo
un peso. È un’arma. Quando il canale decide di
attaccare un altro gruppo, lei usa il documento
per sabotare l’attacco. Molti muoiono, ma il
canale perde potere. Lei si nasconde, ma non può
più tornare indietro.
Il deserto è silenzioso. Non ci sono più leggi,
né tradizioni. Solo sopravvivenza. Isabella
cammina verso l’orizzonte, con il documento in
tasca e un cuore pieno di rimorsi. Non sa dove
andrà, ma sa che non tornerà mai indietro. La
sua fuga dalla gabbia dorata non è finita. È
solo cominciata.


